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  Prigionieri dell'Oceano - La tragedia del Laconia
Donatello Bellomo
Sperling & Kupfer, 2002
in libreria dal 12 settembre 2002
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.Un tragico episodio della seconda guerra mondiale viene rievocato in questo volume che affianca alla cronometrica ricostruzione documentale la viva voce di un testimone dell'evento. Nella notte del 12 settembre 1942, il transatlantico inglese Laconia, con a bordo tremila passeggeri, fra i quali numerose donne e bambini e ben milleottocento prigionieri italiani che avevano combattuto a El Alamein, sta navigando al largo delle coste occidentali dell'Africa, diretto in Inghilterra.
Intercettato dal sommergibile tedesco U156 del capitano di fregata Werner Hartenstein, viene silurato e comincia ad affondare. Hartenstein si avvicina ai rottami alla ricerca del comandante quando sente delle invocazioni di aiuto in italiano. Raccoglie due naufraghi e apprende che nelle stive del Laconia, chiusi in gabbie di ferro, erano stipate centinaia di uomini, molti dei quali, intrappolati lì dentro, sono finiti in fondo al mare. Sconvolto dalla dimensione della sciagura e dalla vista di tanti innocenti in balia delle onde, infestate dai pescicani, il comandante tedesco ne trae a bordo duecento, prende a traino le scialuppe di salvataggio e informa con un rapporto cifrato l'ammiraglio Karl Dönitz al Comando di Parigi. Dönitz dirotta sulla zona due U-boot, distanti oltre settecento miglia, il sommergibile italiano Cappellini e ottiene che la Repubblica di Vichy invii tre navi alla fonda nel porto di Dakar. Ma il tempo stringe: ora dopo ora, i sopravvissuti muoiono a decine, annegati o divorati dagli squali. Hartenstein decide così di trasmettere un messaggio «in chiaro» e in inglese, in cui precisa il punto dell'affondamento e dichiara che nessuna nave nemica disposta a prestare soccorso verrà attaccata. Il 16 settembre, un quadrimotore americano bombarda l'U156, nonostante esponga sul ponte un'enorme bandiera della Croce Rossa: l'aggressione aerea danneggia gravemente il sommergibile, costringendolo a una rapida immersione e causando la morte di numerosi naufraghi. Gli Stati Uniti ammetteranno solo dopo molti anni di aver ordinato al pilota del Liberator di distruggere il sommergibile tedesco.

Un libro avvincente e drammatico che all'incalzante sequenza dei fatti intreccia una vivida descrizione dei protagonisti: da Werner Hartenstein che rischiò la propria vita per salvare altre vite, ai suoi commilitoni dei due U-boot che non esitarono a raccogliere il suo appello dirigendo a tutta forza sul luogo dell'affondamento, al giovane ufficiale italiano imbarcato sul Cappellini, che s'innamorò di una ragazza miracolosamente sottratta all'oceano e agli squali e che qui è la voce narrante della vicenda. Una vicenda che in apparenza potrebbe assomigliare a tante altre accadute in quell'epoca cupa, ma che invece provvidenzialmente portata alla luce dall'abilità investigativa dell'Autore offre, sessant'anni dopo, un valido e attuale motivo di riflessione sull'insensatezza della guerra e sulla relatività della verità storica «ufficiale».

«La luna sfora la nuvola che la copre e l'ombra del transatlantico si fa enorme. Una massa densa esce dal fumaiolo ormai orizzontale. Le due eliche gocciolanti e il timone s'illuminano. Un canotto capovolto, da cui esce una mano inerte. Escrescenze sull'acqua, come acne sulla pelle, che cercano di aggrapparsi al bordo
libero delle scialuppe ma ne vengono ricacciate. Teste grondanti olio minerale, spalle bianche più dell'avorio. Grida soffocate dalle onde che
riempiono bocche e polmoni, spruzzi di braccia battute sull'acqua.
'Aiuto!'
'Aiuto!'
Chi mai può invocare soccorso in italiano?»

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